Trattamenti

Iontoforesi per
Maculopatia Secca

Un trattamento innovativo, per rallentare l’evoluzione della patologia.

La maculopatia secca è una forma di degenerazione maculare legata all’età (AMD) che coinvolge la parte centrale della retina, chiamata macula, responsabile della visione dettagliata. 

Con il tempo, può causare un progressivo calo della vista, rendendo difficoltose attività quotidiane come leggere, guidare o riconoscere i volti.

difetti visivi cosa causa l'astigmatismo

Cos’è la iontoforesi?

La iontoforesi è una tecnica non invasiva che utilizza una leggera corrente elettrica per veicolare in profondità, attraverso la barriera oculare, farmaci specifici direttamente nei tessuti della retina, potenziandone l’efficacia.

La iontoforesi nella maculopatia secca

Questo trattamento ha l’obiettivo di rallentare la progressione della maculopatia secca riducendo l’infiammazione e migliorando la nutrizione delle cellule retiniche. Pur non essendo una cura definitiva, rappresenta una risorsa terapeutica promettente nei casi selezionati.

Come si svolge il trattamento

La visita oftalmologica per bambini si adatta all’età e alla collaborazione del piccolo paziente. Oltre alla raccolta della storia clinica familiare, il medico esegue test visivi specifici per valutare l’acuità visiva, il riflesso pupillare e il movimento oculare. Strumenti non invasivi e indolori come l’autorefrattometro pediatrico o l’esame della retina con lenti speciali permettono di diagnosticare problemi in modo rapido e preciso. Il tutto in un ambiente accogliente, per rendere il bambino sereno e collaborativo.

 

Il protocollo può variare in base al quadro clinico. In genere si prevedono cicli di più sedute distanziate nel tempo, monitorando l’andamento della patologia attraverso controlli specialistici.

La iontoforesi è indicata per pazienti con maculopatia secca in fase iniziale o intermedia, previa valutazione dell’oculista. Non è invece utilizzata nei casi di degenerazione maculare umida.

Tecnologia e sicurezza

Il trattamento viene effettuato con dispositivi certificati per uso medico, sotto la supervisione di oculisti esperti. È ben tollerato, non provoca dolore né effetti collaterali rilevanti.

Principali disturbi visivi nei bambini: riconoscerli in tempo

Cataratta Senile

Tra le patologie più frequenti in età pediatrica vi sono lo strabismo (deviazione degli occhi), l’ambliopia, i difetti refrattivi come miopia, ipermetropia e astigmatismo, e le infezioni oculari. Segnali come occhi che non seguono un oggetto, inclinazione della testa, lacrimazione continua o difficoltà a mettere a fuoco possono indicare la presenza di problemi visivi. Una diagnosi tempestiva permette di intervenire con terapie mirate e prevenire danni permanenti.

Cataratta Giovanile

La cataratta giovanile si manifesta in età precoce e spesso è legata a disturbi metabolici come il diabete mellito o a patologie dermatologiche.

Inoltre, malattie oculari come uveite e glaucoma possono causare la formazione di cataratta come conseguenza diretta dell’infiammazione o dell’aumento della pressione intraoculare.

Riconoscere tempestivamente queste condizioni è fondamentale per intervenire precocemente e preservare la salute visiva.

Cataratta congenita

La cataratta congenita è una condizione presente alla nascita o che si sviluppa nei primi anni di vita. È spesso causata da malattie metaboliche, come la galattosemia, o da patologie reumatiche, come l’artrite reumatoide giovanile.

Questa forma di cataratta può interferire significativamente con lo sviluppo della funzione visiva, compromettendo la corretta crescita del sistema visivo nei bambini.

L’intervento con l’impianto di un cristallino artificiale rappresenta una sfida complessa, poiché comporta la perdita definitiva del potere di accomodazione naturale dell’occhio, richiedendo un’attenta valutazione e un follow-up specialistico.

Il trattamento della Cataratta

L’intervento più avanzato per la rimozione della cataratta prevede l’asportazione del cristallino opacizzato tramite una sonda ad ultrasuoni, seguito dall’impianto di una lente artificiale intraoculare (IOL) posizionata nel sacco capsulare. Questa tecnica, chiamata facoemulsificazione, viene eseguita principalmente in anestesia topica, con collirio anestetico instillato pochi minuti prima dell’operazione.

Secondo la Società Oftalmologica Italiana (SOI), l’intervento di cataratta è considerato un intervento oculistico maggiore, dato che richiede l’ingresso nel bulbo oculare e la rimozione del cristallino naturale. È una procedura delicata con una lunga curva di apprendimento per il chirurgo oculista.

Le fasi principali dell’intervento includono:

  • La creazione di un tunnel nella cornea per l’introduzione degli strumenti chirurgici.

  • L’apertura circolare della capsula anteriore del cristallino.

  • La frantumazione e aspirazione del cristallino opacizzato tramite facoemulsificatore.

  • L’impianto della lente intraoculare al posto del cristallino naturale.

La capsula del cristallino, svuotata, ospita la lente artificiale che può correggere anche difetti refrattivi preesistenti come miopia, astigmatismo o ipermetropia. Tuttavia, le lenti monofocali tradizionali consentono la visione nitida solo da lontano, rendendo necessario l’uso di occhiali per la lettura da vicino.

Negli ultimi anni sono state introdotte le lenti intraoculari multifocali, in grado di correggere la visione sia da lontano sia da vicino, anche se attualmente non sono rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale.

È importante sottolineare che in Italia solo una minima percentuale di oculisti è specializzata nella chirurgia della cataratta, che richiede un alto grado di esperienza. Nei Paesi anglosassoni, questa pratica è riconosciuta come una subspecialità chirurgica, data la complessità e la specificità dell’intervento.